Napoli è nata da una sirena

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Napoli è nata da una sirena e la città nasconde angoli dove possiamo vedere le sue eredi, a volte quasi nascoste, come questa che si trova in via Guacci nobile, alle spalle dell’Università, la fontana delle zizze!

Fu eretta su commissione di don Pietro da Toledo che Giovanni da Nola, rimaneggiando elementi già preesistenti al 1139. Pare che la fontana era collegata come simbolismo alla chiesa ai lati,
la chiesa di Santa Caterina della Spina Corona. L’altare della chiesa presentava un quadro con Gesù Cristo e il suo sangue raccolto in un vaso, quindi sacro e profano, ancora una volta, sono difficili da discernere. La sirena qui, è raffigurata con ali e piedi artigliati, dai suoi seni sgorga l’ acqua che spegne le fiamme del Vesuvio.

La sua acqua celeste o lac virginis si unisce alla tradizione cristiana della Madonna delle grazie, finanche il termine sirena sembra richiamare la Dea Syria che viene descritta seduta su due leoni e con una corona di raggi in testa. È nella stessa radice del suo nome Syr che poi ritroviamo la tradizione cristiana, ma non dobbiamo dimenticare il legame di Napoli con l’antica Grecia dove la dea Giunone, premuta da Ercole bambino, farà sorgere la via lattea! Eppure questo lac Virginis, lo ritroviamo nella tradizione ermetica, dove gli antichi filosofi alludevano all’energia fondatrice dell’universo e nella cabala fonetica, dove viene riportato il termine lingua siriaca o linguaggio degli uccelli, ovvero la nostra amata sirena. (fonte Sigfrido e. Hobel, misteri partenopei)


La fontana della Spinacorona (detta “delle zizze“) è una delle fontane di Napoli

La dea alata. Dum vesevo syrena incendia mulcet così recita.


Mentre la sirena addolcisce le fiamme del Vesuvio… Così recita la targa,
Le fiamme del Vulcano Vesuvio sono spente dall’acqua che sgorga dai seno

La fontana è una copia, a San Martino trovate l’originale, l’origine è assai incerta, alcuni dicono il 1139 durante le eruzioni del Vesuvio altri il 1498 o il 1540 ad opera dell’architetto Giovanni da Nola su richiesta di Carlo V, Pedro da Toledo. Qui in via Giuseppina Guacci nobile, possiamo vedere questo piccolo gioiello che si avvicina al gusto barocco, ma che ha tante storie da raccontare come quella della sirena Partenope la quale, omaggiata di ricotta, uova, aromi degli agrumi, cosa fece Partenope? Mescolo’ tutti gli Ingredienti per fare una bella pastiera da offrire agli Dei. Ma accanto a questa fontana, il cui restauro ormai è urgente, abbiamo la chiesa di santa Caterina ovvero la chiesa di Spina Corona, cioè la chiesa dove si riteneva fosse conservata una delle famose spine della corona di Gesù. Orbene probabilmente diventerà una sinagoga come luogo originario del complesso, spero quanto prima chi di dovere si ricordi di questo piccolo prezioso angolo della nostra città.

Anno 1354: la fontana delle zizze viene edificata accanto le chiese di santa Rita della purificazione, in una zona della giudecca ovvero il vecchio quartiere ebraico e la stessa chiesa viene detta dei trinettari, cioè i mercanti di nastrini e merletti, mentre la fontana viene chiamata spina corona per la leggende della presenza di una delle tante spine della corona sopra il capo di Gesù. Ora, dopo il risanamento, il quartiere fu demolito e la zona andò in degrado, si trova in via Giuseppina Guacci nobile zona corso Umberto e università, notiamo la simbologia della figura della sirena che da donna uccello si trasfigurerà poi in donna, pesce, in un passaggio dal Medioevo al barocco.

La testa nel Pallone

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Con la testa nel pallone

Nel centro di Napoli a ridosso di Via Toledo uno dei murales di due artisti di strada che si firmano Ciop&Kaf si affaccia a su un muro di sostegno di un’abitazione che per metà è crollata ed è sostenuta da travi di sostegno di contenimento.

Salendo per Via Portacarrese a Monecalvario, tra bassi e panni stesi, 
un piccolo capolavoro emblema di una città che ha nella testa "solo o pallone",
come direbbero tutte le mamme napoletane ai ragazzi che popolano queste vie. E la testa?
La testa è al posto del pallone e il pallone al posto della testa.

Simbolicamente forte quest’opera ti colpisce in modo direttamente proporzionale alla passione sentita per il calcio fin dalla tenera età in tutte le sue forme ed espressioni. Il calcio è un momento di aggregazione e di affiatamento, un strumento di crescita e di gioco, una forma di spettacolo e di cultura, uno sport aperto a tutti e amato da tutti anche da quelli che non lo seguono e non lo praticano. E’ facile imbattersi in qualunque vicolo o piazza della città e trovare dei ragazzi che si fanno una partitella.

E allora speriamo davvero di rivederli presto nelle solite piazze e nei soliti ritrovi, così a significare che l'emergenza pandemica che stiamo vivendo in questo momento sia ormai lontana e sconfitta per sempre.